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Joseph A. Tursi, didatta esemplare e promotore appassionato di lingua e cultura italiana in America

Bibliographic Data

ID10013479
AuthorsLuigi Fontanella (Stony Brook University, corresponding author)
Year2024
Volume101
Issue2
Pages330-334
Publication date2024-06-01
Open AccessNo
TypeARTICLE
VenueItalica (JOURNAL)
Journal identifiersISSN: 0021-3020 • E-ISSN: 2325-6672
PublisherUniversity of Illinois Press (PUBLISHER • US)
DOI10.5406/23256672.101.2.10
OpenAlexW4408187972
LanguageIT

È con animo triste, ma anche, al contempo, gioiosamente consapevole della ricchezza per le felici esperienze didattiche-accademiche accumulate, che mi accingo a scrivere questa Nota sull'amico, collega e Maestro Joseph A. Tursi che, nato il 2 marzo 1928, ci ha lasciato il 5 gennaio 2024.Per oltre quattro decenni Tursi è stato, di fatto, guida, e fervido fondatore del programma d'Italiano, nella nostra esperienza d'insegnamento presso la Stony Brook University, dico “nostra” perché unisco idealmente anche i miei ex-colleghi d'antan: George Carpetto, Charles Franco, Mario B. Mignone, Leslie Z. Morgan, Lori Repetti.La mia conoscenza e frequentazione del caro Joe risale esattamente al 1981, quando, dopo aver ottenuto il Ph.D. in Lingue e Letterature Romanze a Harvard sotto la guida di Dante Della Terza, insegnavo temporaneamente al Wellesley College. Fui intervistato in alcune Università presso cui avevo fatto domanda: Yale, la U. Mass. di Boston, Fordham e infine, per l'appunto, la State University di New York con sede a Stony Brook (soltanto anni dopo è avvenuta la semplice adozione di Stony Brook University).Ricordo vividamente il giorno in cui arrivai a Long Island per l'intervista di rito. La commissione era composta da Tursi (a quel tempo Chair del Dipartimento di Francese e Italiano) e da altri docenti, alcuni dei quali ormai passati a “miglior vita”: George Carpetto, Charles Franco, Mario Mignone, Eléonore Zimmermann e Harriet Allentuck. Mi colpì subito la gentile affabilità di Joe, che sapeva mettere a proprio agio i suoi interlocutori. Capii, in quel frangente, che a lui premeva assumere un nuovo docente che potesse anche coordinare il programma di Lingua Italiana a Stony Brook in tutti i vari risvolti pedagogici, psicologici, amministrativi e didattici. Significativo il fatto che proprio Storia della Lingua Italiana Moderna fu il primo seminario graduate che insegnai nell'autunno del 1982, corso nel quale tra i miei studenti c'era anche il ventiduenne Joe Tursi junior, figlio di tale padre. Il nostro Chair desiderava che quel corso si estendesse anche oltre il mero insegnamento della storia della lingua, cioè della Grammatica, della Sintassi o magari della semplice fonetica della nostra koinè, attraverso l'impiego di tutta una serie di accorgimenti e metodologie pedagogiche e comunicative (gestuali, idiomatiche, ecc.) da utilizzare all'interno degli svariati corsi dedicati specificamente alla Lingua Italiana. Credo che, in particolare, egli avesse apprezzato il fatto che alla Sapienza di Roma, dove mi ero laureato, io avevo seguito i corsi di Aurelio Roncaglia docente di Filologia Romanza, e poi soprattutto i seminari di Wilga Marie Rivers, illustre lessicografa e pedagoga a Harvard, un'autorità sia nel Dipartimento di Lingue e Letterature Romanze sia in quello di Lingue e Letterature Slave. La Rivers era una docente austera e plurilingue; conosceva perfettamente l'Inglese, il Francese, il Tedesco, lo Spagnolo, il Portoghese e l'Italiano, ed era coordinatrice molto competente di tutto il programma di Lingue in quello storico Ateneo. Restano celeberrimi i suoi volumi, come Teaching Foreign Language and Interactive Language Teaching.Se mi sto soffermando su questo aspetto è perché, in definitiva, l'area didattica che stava maggiormente a cuore a Tursi è stato proprio il variegato insegnamento della Lingua Italiana a tutti i livelli; insegnamento da lui espletato sempre con estro vivace (era davvero un piacere vederlo mentre insegnava i suoi corsi di Lingua e come li impostava per noi, suoi colleghi più giovani). I suoi erano metodi garbati, gestuali, accattivanti, talora perfino un po’ teatrali, molto spesso divertenti e insieme umoristici ma, al contempo, molto istruttivi, non di rado anche con l'ausilio di inserti visuali, relativi all'Opera italiana. A Joe piaceva molto l'Opera Lirica italiana, da Vivaldi a Bellini, Verdi, Donizetti, Puccini, ecc. Va qui ricordato che egli è stato il primo—e ahimè anche l'unico docente d'italiano nel nostro Dipartimento—a tenere negli anni Settanta corsi interdisciplinari sui libretti di opere illustri e spesso faceva lui stesso da efficace tramite con i migliori teatri di Manhattan per l'acquisizione di biglietti scontati per docenti e discenti. Era, tutto questo, come insegnante e promotore instancabile della Lingua Italiana, il suo mondo creativo e operativo, da lui amatissimo, anzi era la sua vera raison d’être.È probabile che ciò gli derivasse da un lato dai suoi studi universitari, dall'altro anche dalla sua innata passione per il teatro, il melodramma e l'opera lirica in generale. Se andiamo a rovistare nel suo giovanile apprendistato scolastico, prima presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Romanze a Fordham (siamo nei primissimi anni Cinquanta), e poi presso il Dipartimento d'Italiano presso la New York University negli anni Sessanta, scopriamo il suo interesse per scrittori (in particolare poeti) la cui opera oscilla tra impegno civile, patriottismo pre-risorgimentale e forte spessore etico-religioso: tematiche mai disgiunte tra di loro, ma nutrite da una devozione cattolica intensamente perseguita, certamente non di tipo bigotto ma di forte impegno civile e morale, mai separato da una sua genuina dose di self-irony.Su questa linea appare perfettamente comprensibile il suo interesse per poeti come Vittorio Alfieri, Giacomo Zanella, Giuseppe Parini. Proprio su questi ultimi due egli avrebbe scritto la tesi di Master alla Fordham, e poi quella relativa al suo Ph.D., titolo da lui ottenuto presso la NYU nel 1965. Significativo il fatto che nella commissione d'esame finale ci fosse un poeta e studioso come Joseph Tusiani, con il quale il nostro “giovane” Joseph Alfred Tursi (ma, a ben pensarci, non tanto più giovane di Tusiani, che era del ‘24) condivideva non pochi interessi: dalla poesia ragionativa di un Parini o di un Manzoni, alla intensa riflessione religiosa, nonché—last but not least—all'attaccamento ai valori familiari e, su tutto, la passione incessante per la nostra bella Lingua e la conseguente didattica ad essa legata.A tale proposito mi piace estrapolare, dello stesso Tursi, questa riflessione critica estremamente significativa sul cammino professionale che di lì a poco il Nostro avrebbe intrapreso in àmbito accademico. Essa è contenuta nelle pagine introduttive della sua tesi di Dottorato dedicata a Giuseppe Parini. Il titolo della sua Dissertazione già la dice lunga a tale proposito: Teacher of Mankind. A Study of the Didactic Aspects of Giuseppe Parini's Writings (New York University, 1965): [. . .] Joseph Tusiani suggested the educational aspect of Parini's writing as the subject of my thesis. Parini's fundamental didactic purpose goal was to teach mankind, of every era to come, the way to improve itself and the society in which it functions.The satire and irony employed in Il Giorno have from his time to our own misled many critics into believing that his only objective was to point out the uselessness of the nobility of his day. But such was not the case. Nor was he against the nobility as a class. The ideals of liberty, equality, and fraternity appeared in Parini's works at the same time as in the writings of Voltaire and Rousseau, but with different results. [. . .]Nationalism was one of Parini's greatest dreams. Although he was not the actual spark of the Risorgimento, he was one of its chief forerunners, inspiring Alfieri and later Foscolo to write the famous works which led to the unification of Italy in 1860–1861.While teaching others, Parini was actually instilling in them the basic qualities of his own character—truth and justice. [. . .] He was, in fact, that rare thing, a man completely and creatively identified with his century, its political problems, its scientific discoveries, its ideals, but also transcending it, as only genius can.Non sono forse stati proprio questi i principi morali (l'importanza dell'insegnamento, il dovere etico e civile nel proprio impegno nella società a cui si appartiene, l'onestà, la giustizia, la coscienza della propria dignità) che hanno nutrito e forgiato la personalità di Tursi? Queste qualità, certo indispensabili se le applichiamo all'epoca storica in cui si trovava l'Italia ottocentesca, il nostro Joe Tursi sapeva poi squisitamente aggiornarle, unendovi alcune sue personalissime doti caratteriali: prima di tutto il suo innato garbo, la signorilità e la leggerezza che gli erano proprie, il suo humor sottile e didascalico insieme, sempre condito con un pizzico di sana autoironia. Su tutto, infine, ma non alla fine, l'imprescindibile dovere di cultore, docente e promotore instancabile della Lingua Italiana nel mondo anglofono. Questo imperativo, davvero inesauribile, Joe lo sapeva poi trasmettere con intelligenza e lungimiranza alla molteplice e frastagliata Comunità italiana-americana sia di Long Island, sia, più diffusamente, in tutto il territorio nordamericano. Numerosissimi, a tale proposito, i riconoscimenti e i premi a lui tributati nel corso della sua intensa carriera. Qui ne menziono solo alcuni, altrimenti ci vorrebbero almeno due pagine intere per elencarli tutti, fra i tantissimi che gli furono tributati: la presidenza AATI-Long Island (1966, 1970, 1987); Chevalier des Ordres Académiques French Government (1974); Florence Steiner Award for Leadership in Foreign Language Teaching (1978); Presidente Nazionale AATI (1980, 1981, 1982, 1983); Italo Ponterotto Memorial Award, Iona College (1987); Distinguished Service Award (1996); Life Achievement Award, American Italian Educators's Association (1999); Man of the Year Award, Consortium of Italian American Organizations (1993); Dante Medal for Outstanding Achievement Long Island Chapter AATI (2013).A tutto ciò non posso non menzionare gli oltre cinquanta suoi articoli pubblicati sulla Lingua e la Cultura Italiana; la partecipazione a più di cento congressi di Italianistica negli Stati Uniti e in Europa; nonché la pubblicazione—con le ben otto edizioni—del volume Oggi in Italia del quale fu co-autore (Houghton Mifflin fin dal 1978) e di vari altri volumi, come L'Italiano Oggi: Lingua e Cultura (AMSCO, 1978) e L'Italiano, Two and Three Years (1996).Certo ci mancherà questo importante rappresentante in America della nostra Lingua, Cultura e Civiltà, legatissimo alla sua famiglia e alle persone che gli furono care. Penso all'indimenticabile Viola, sua moglie, a suo figlio Joe junior, anche lui diventato insegnante di Italiano, ad alcuni suoi colleghi come Mario Mignone e Lois Pontillo Mignone con i quali fondò nel 1985 il Center for Italian Studies a SBU, all'instancabile e pervicace Josephine Fusco, che fu per vari anni Associate Dean della School of Professional Development, a Charles Franco che, da me interpellato due giorni fa su quale a suo giudizio fosse la migliore qualità di Joe, mi ha risposto, senza esitazione, testualmente: “Joe sapeva prendere qualsiasi difficoltà con leggerezza.” Ed è proprio insieme a questa virtù che mi piace ricordare, nuovamente, il sublime filtro della sua ironia

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