L'exil, cité de l'historien
Bibliographic Data
| ID | 12864239 |
|---|---|
| Authors | Pascal Payen (corresponding author) |
| Year | 2002 |
| Volume | 1 |
| Issue | 1 |
| Pages | 39-49 |
| Publication date | 2002-01-01 |
| Peer Reviewed | Yes |
| Open Access | Yes |
| Type | ARTICLE |
| Venue | Diasporas (JOURNAL) |
| Journal identifiers | ISSN: 1637-5823 • E-ISSN: 2431-1472 |
| Publisher | PERSEE Program (PUBLISHER) |
| DOI | 10.3406/diasp.2002.858 |
| OpenAlex | W2989375402 |
| Language | FR |
L’esilio, città dello storico Nel suo trattato «Corne si deve scrivere la storia», nel centosessantacinque della nostra era, Luciano di Samosata dichiara che lo storico deve essere «straniero nei suoi libri e senza città, indipendente, senza re». Lo storico sognerebbe dunque, fino dai tempi di Erodote, di essere senza terra-patria, o più precisamente, la sua «terra-promessa » sarebbe, secondo la tradizione greca, di non averne. Longi da limitarsi ai soli dati biografici che potrebbero condurre ad un facile determinismo, la sua analisi preferisce interessarsi ai modi di elaborazione della strana configurazione del sapere, cosi delineata. Se è vero, infatti, che la maggior parte degli «storici» greci di prima importanza (Erodote, Tucidide, Xenofonte, Polibe, Guiseppe Flavio) furono degli sradicati o fecero l'esperienza del l’esilio, sembra che rinunciare alla città, e forse ad ogni città, sia stato vissuto ed intuito, molto presto, corne condizione necessaria per l'indagine storica. Non ogni esiliato greco diventa storico ; però senza l’erranza dell’esilio e la crescente lucidità concessa da tale scomoda situazione, non c'è possibilità di diventare uno storico. Per lo meno si deve venire a patti con questa vivente eredità millenaria
Art · Humanities · Classical Antiquity Studies · Diverse Cultural and Historical Studies · Historical and Religious Studies of Rome
| Citation velocity | historical |
|---|---|
| Highly cited | No |