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Come Lorenzo d’Amalfi († 1049) portò con sé la comunità (e il testo)

Bibliographic Data

ID21655454
AuthorsAngela Cossu (0000-0003-3509-0643, University of Namur, corresponding author)
Year2024
Volume136/1
Pages97-105
Publication date2024-01-01
Open AccessYes
TypeARTICLE
VenueMélanges de l'École française de Rome. Moyen Age (JOURNAL)
Journal identifiersISSN: 1123-9883 • E-ISSN: 1724-2150
PublisherOpenEdition (PUBLISHER)
DOI10.4000/12ryo
OpenAlexW4390959848
LanguageIT

Lorenzo d’Amalfi, monaco e maestro nell’abbazia di Montecassino sotto l’abate Teobaldo (1022-1035), ebbe una vita movimentata. Arcivescovo di Amalfi nel 1029, poi esiliato, dopo essersi rifugiato a Firenze si trasferì a Roma, dove morì nel 1049. Durante questi spostamenti non smise mai di scrivere tuttavia: dai testi agiografici in prosa e poesia, alle omelie, fino ai testi di arti liberali, le sue opere sono il riflesso della comunità in cui si trovava a vivere, per volontà o commissione. Lorenzo in effetti riuscì a portare con sé nei suoi spostamenti l’esperienza, anche testuale, delle comunità a cui appartenne, a partire da quella, preponderante, di Montecassino. Questo contributo si propone di analizzare come e perché lo fece

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